MATTEOTTI, NOSTRO MAESTRO

MATTEOTTI, NOSTRO MAESTRO

di Pietro Polito

In occasione della ricorrenza del brutale assassinio di Giacomo Matteotti da parte dei fascisti (10 giugno 1924), il CIDI e la Fnism di Torino con il Centro studi Piero Gobetti e la Fondazione Giacomo Matteotti hanno organizzato al Polo del ’900 l’incontro sul tema “Parole al potere. Dall’Unità d’Itala a oggi”, con la lectio di Gabriele Pedullà e gli interventi di Valentina Chinnici, Carmela Fortugno e Caterina Amadio.

Nei momenti della crisi e della necessità dell’azione – questi sono i tempi che viviamo – ci chiediamo quali possono essere i nostri maestri e ci rivolgiamo ai maestri autentici che sono coloro che hanno messo per noi in crisi il mondo, o qualcosa del mondo a cui ci eravamo abituati.

Maestro in questo senso è Giacomo Matteotti dal quale abbiamo imparato, per quanto possiamo esserne capaci, a scoprire o riscoprire la realtà che ci circonda – il fascismo ai suoi tempi, il rischio del fascismo che ritorna oggi – e a valutarla politicamente e moralmente.

Noi che abbiamo conosciuto Matteotti attraverso i suoi libri possiamo/dobbiamo, non solo a ogni 10 giugno, ispirarci alla sua eredità, al suo esempio, alla sua parola diretta sulla natura del fascismo e dell’antifascismo.

A Matteotti si deve una delle prime analisi del fascismo come fenomeno di classe quando egli denuncia l’esistenza di un patto tra la classe capitalistica e una “organizzazione armata-extralegale”, la cui violenza assassina corrisponde a “un supposto interesse” anti-operaio e anti-contadino.

Il famoso discorso da lui pronunciato il 30 maggio 1924 per denunciare l’irregolarità delle elezioni politiche del 6 aprile, minate da un sistematico clima di intimidazione e di violenza, è una magistrale esemplificazione del contrasto tra fascismo e antifascismo che poggia su quello più profondo tra anti-democrazia e democrazia.

Quanto mai attualissima è la sua replica al Presidente della Camera, Alfredo Rocco. A questi, che invita il deputato socialista a parlare “prudentemente”, Matteotti replica: “Io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente, ma parlamentarmente”. Non si potrebbe rappresentare in modo più esemplare la distanza incolmabile tra una mentalità democratica e una anti-democratica.

La sua opera è attraversata da un’alta tensione rivoluzionaria. Come ha osservato Gobetti, per Matteotti “in certi casi la giustizia diventa il problema di due civiltà, di due principi in lotta”. Al di là delle dispute dottrinali e ideologiche che egli non amava, il riformista concreto intende il socialismo come umanesimo. Per lui il radicale rifiuto della violenza e la visione della politica al servizio dell’interesse pubblico sono le “pregiudiziali” di una società pacifica di liberi ed eguali.

In un periodo come il nostro che ha elevato a virtù la smemoratezza, la distrazione, la superficialità, la memoria di Matteotti è necessaria per la nostra democrazia. Egli ci ha insegnato che chi tace è complice.

Riprendiamo l’articolo di Pietro Polito, direttore del Centro studi Piero Gobetti, Matteotti, nostro maestro, “La Stampa”, 12 giugno 2025. L’autore ha scritto per le pubblicazioni della Fondazione Matteotti e ha curato il volume: G. Matteotti, Questo è il fascismo, con uno scritto di Piero Gobetti, edizioni e/o, Roma 2022. L’incontro “Parole al potere. Dall’Unità d’Italia a oggi”, tenutosi il 12 giugno 2025 al Polo del ’900 in una forma aperta alla cittadinanza, è l’appuntamento conclusivo del Seminario di formazione per gli insegnanti della scuola secondaria: “La democrazia come spazio di partecipazione politica attraverso la parola contro la violenza: l’esempio di Giacomo Matteotti e l’uso dei suoi discorsi a scuola”. Laboratorio con gli insegnanti per la progettazione di attività didattiche e percorsi curricolari su Giacomo Matteotti e i suoi discorsi (18 dicembre 2024-12 giugno 2025).