Giacomo Matteotti
1. La vita in breve

Giacomo Matteotti nacque a Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, il 22 maggio del 1885, da una famiglia di calderai e commercianti di origine trentina divenuta benestante. Dopo il liceo, Giacomo si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, dove si laureò con una tesi in diritto penale, con un brillante saggio su “La recidiva” che pubblicherà in seguito, rinunciando tuttavia alla carriera accademica per seguire la vocazione politica, incoraggiato dal padre e soprattutto dal fratello maggiore Matteo, valente economista destinato, come il fratello minore Silvio, a morte precoce a causa della tisi che minò per anni anche la salute di Giacomo.

Le prime testimonianze della sua militanza politica risalgono al 1904, quando iniziò a collaborare al periodico socialista di Rovigo “La Lotta”; dalla fine del 1910 il giovane socialista fu tra i protagonisti della vita politica e amministrativa di Rovigo e del Polesine.

Giovanissimo sindaco a Villamarzana e in altri centri del Polesine, acquisì presto una grande competenza amministrativa, che lo portò alla presidenza della Provincia di Rovigo. Convinto che l’ente locale fosse “fucina di democrazia” e dell’importanza del buon governo locale, oltre che nazionale, realizzò un’accurata “guida” per gli amministratori socialisti (Alla conquista del Comune. Manuale per gli amministratori degli enti locali, Milano Società editrice Avanti! 1920).

Già nel 1912 fu un fiero avversario della guerra di Libia e allo scoppio della prima guerra mondiale si schierò risolutamente per la neutralità, contestando la debole e ambigua indicazione del partito socialista sulla guerra: “né aderire, né sabotare”. Pagò la sua ferma opposizione alla guerra: rinviato a giudizio per “disfattismo”, subì una condanna, poi annullata in Cassazione. Richiamato alle armi, nonostante le precarie condizioni di salute e il fatto che fosse figlio unico di madre vedova, venne allontanato dal fronte, in Sicilia, come elemento “pericoloso”.

Nel 1916 aveva sposato Velia Titta, poetessa e donna di grande temperamento, conosciuta quattro anni prima, da cui ebbe tre figli: Giancarlo, Matteo e Isabella. L’intenso epistolario con Velia ci restituisce del politico polesano un’immagine profondamente umana, passionale, amante della vita e dell’arte.

Congedato nel 1919, Matteotti riprese con grande impegno l’attività politica e sindacale, sostenendo la CGdL e animando le leghe contadine nel rodigino, in una coraggiosa azione di contrasto al dilagante squadrismo degli agrari di Rovigo e del ferrarese che culminò nel “bando dal Polesine” emanato da fascisti e nazionalisti nei suoi confronti. Diresse in quegli anni il quotidiano “La Giustizia”, in seguito organo ufficiale del Partito Socialista Unitario. Deputato nelle elezioni dell’autunno del 1919, le prime con sistema proporzionale a scrutinio di lista, per il collegio Ferrara-Rovigo, fu poi riconfermato in Parlamento nel 1921 e nel 1924, per il collegio Padova-Rovigo, e nominato membro del direttivo del gruppo parlamentare della componente minoritaria riformista, spesso in polemica, anche dura, con la Direzione massimalista del Partito Socialista. Alcuni lo definirono un “riformista rivoluzionario”. Il suo attivismo, l’esuberanza ideale e l’intransigenza a volte aggressiva gli valsero il soprannome di “Tempesta”.

In quegli anni accompagnò, a un’attiva e ardimentosa militanza antifascista nei paesi e nelle piazze di Ferrara, di Rovigo e del Polesine, un’intensa attività parlamentare. Fu promotore e firmatario di importanti proposte di legge in materia di imposte locali, di riforma elettorale degli enti locali e sulla scuola: fedele all’ideale del socialismo come umanesimo, polemizzò in Parlamento sui temi dell’istruzione contro l’“esteta” Croce e lo “statalista” Gentile, e presentò diversi PdL in materia di insegnanti, di edilizia scolastica e di asili nido.

Ma è soprattutto con l’opposizione al regime fascista che Matteotti diviene un leader politico di livello nazionale. Come la maggior parte dei suoi compagni di partito, egli vide nel fascismo la reazione della borghesia alle lotte del movimento operaio. Volle combattere il regime coniugando socialismo e democrazia e rivendicando l’importanza della questione morale. Nella sinistra, tuttavia, il clima si era fatto incandescente e le tensioni da tempo latenti tra le diverse anime del socialismo diedero luogo a drammatiche lacerazioni.

Il 1921 si aprì, a gennaio, con la nascita a Livorno del Partito Comunista d’Italia. Nell’ottobre dello stesso anno, al congresso socialista di Roma, la spaccatura fra riformisti e massimalisti diventò insanabile. Matteotti si schierò con i riformisti di Turati e uscì dal partito dando vita a una nuova formazione politica: il Partito Socialista Unitario. La scelta derivava dal rifiuto per il modello sovietico verso cui tendevano importanti correnti del Partito Socialista, orientate a ricongiungersi con i comunisti.

La battaglia contro il fascismo e per la questione morale fu, invece, alle origini della sua morte. Matteotti è stato tra i primi a denunciare con veemenza le tendenze autoritarie del governo Mussolini e a vedere nella legge elettorale Acerbo, del 1923, lo strumento per consentire al regime di schiacciare le opposizioni. Tra il 1922 e il 1924 si susseguirono da parte di Matteotti martellanti avvertimenti sui giornali, nelle piazze, in Parlamento. Nel 1923 diede alla stampa Fascismo. Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia e l’anno successivo Un anno di dominazione fascista, che uscì anche in edizione francese e del quale si stava approntando una versione inglese: un puntiglioso e documentatissimo atto di accusa contro il regime, la sua violenza e la sua corruzione, che incontrò notevole fortuna all’estero e minò l’immagine istituzionale e rassicurante che Mussolini voleva accreditare del suo governo.

Nella primavera del 1924 Giacomo Matteotti stava lavorando alacremente su più filoni. Aveva scoperto e andava denunciando, anche sulla stampa estera, fenomeni corruttivi e illeciti arricchimenti che vedevano coinvolti autorevoli personaggi del regime; stava puntigliosamente contestando il bilancio redatto dal ministro De Stefani che accreditava, con artifici contabili e partite di giro, un miracoloso quanto inesistente risanamento delle finanze pubbliche, stremate dalla guerra, ad opera del governo Mussolini; aveva scoperto il giro d’affari che legava il fascismo alla compagnia petrolifera Sinclair Oil, ed era pronto a rivelarlo.

Il 30 maggio del 1924, in un clima infuocato e minaccioso, denunciò alla Camera dei deputati le violenze e i brogli elettorali che avevano portato il partito di Mussolini al 66,3% dei consensi e chiese con risolutezza l’annullamento “delle elezioni inficiate dalla violenza”. Si iscrisse a parlare alla Camera per la successiva seduta dell’11 giugno, ma il giorno prima fu rapito e assassinato dai fascisti.

2. Approfondimenti

Per un approfondimento della figura e dell’eredità civile, culturale e politica di Giacomo Matteotti rimandiamo ai link che seguono, che rinviano a informazioni di maggior dettaglio:

2.1. CRONOLOGIA MATTEOTTIANA
Cronologia con una puntuale indicazione degli eventi che hanno scandito la vita pubblica e privata di Giacomo Matteotti.

2.2. GIACOMO MATTEOTTI l’eroe che non muore. Con un’antologia essenziale
Breve saggio che ne illustra la testimonianza politica, integrato da breve antologia.

2.3. BIBLIOGRAFIA GENERALE delle opere di e su Giacomo Matteotti
Per una migliore conoscenza della sua figura si riporta la vasta bibliografia delle opere di e su Matteotti.

2.4. MVM Il Museo Virtuale Matteotti, un percorso nella Storia in 13 sale
Per un’informazione più esauriente e articolata su Matteotti e il suo tempo si rimanda, infine, alla visita del MUSEO VIRTUALE MATTEOTTI, recentemente realizzato per le celebrazioni del centenario della morte.

3. Galleria fotografica