Dove siamo

Il Monte di Pietà e Casa Grande Barberini in un’incisione del 700

Il nostro istituto è ospitato al piano terreno di un ampio palazzo storico, noto come Casa Grande Barberini, sul quale riportiamo alcune informazioni.

La Casa Grande Barberini è stata la prima residenza romana della famiglia Barberini. La costruzione del palazzo iniziò nel 1581 quando monsignor Francesco Barberini, protonotario apostolico, acquistò una casa con botteghe di proprietà della famiglia Scapucci. Negli anni successivi, il palazzo si ampliò con l’acquisto di case confinanti, assumendo la sua forma nel corso di quasi ottant’anni e attraverso quattro generazioni. Il palazzo reca tacce di interventi di architetti di grande prestigio quali Carlo Maderno e Francesco Contini.

Il palazzo è noto anche come Palazzo Barberini ai Giubbonari: questa denominazione si deve al fatto che originariamente si accedeva al palazzo, appunto, da via dei Giubbonari dove l’ingresso si apriva sul vasto cortile attraverso il quale si accedeva alla sala di ricevimento che attualmente ospita la nostra Fondazione, la biblioteca e l’archivio. Il palazzo rimase la residenza della famiglia anche dopo la costruzione del più celebre Palazzo Barberini alle Quattro Fontane, in particolare come dimora di Taddeo Barberini, principe di Palestrina, fino alla loro fuga in Francia negli anni 1640 a seguito dell’inchiesta avviata da papa Innocenzo X Pamphilj per la gestione irregolare dei beni vaticani.

Dopo il ritorno dei Barberini a Roma, il palazzo passò attraverso vari proprietari e vendite, finché nel 1734 fu ceduto ai Carmelitani Scalzi, che lo usarono come sede della loro Curia generalizia. Successivamente, nel 1859, passò al Monte di Pietà: fu l’amministrazione del Monte a far costruire l’arco voluto per collegare i due corpi di fabbrica. Oggi è di proprietà del Comune di Roma e ospita diversi istituti scolastici, tra cui il Liceo Vittoria Colonna, la più antica scuola femminile di Roma.

Architettonicamente, la Casa Grande è stata ampliata e decorata da diversi architetti, tra cui Annibale Lippi, Flaminio Ponzio, Giovanni Maria Bonazzini, oltre ai menzionati Maderno e Contini. Sono tuttora visibili alcuni elementi originali come l’atrio con dodici colonne di granito e saloni con ricche decorazioni in stucco, soffitti lignei con le api, simbolo dei Barberini, e una cappella a pianta ovale con stucchi architettonici.

L’edificio ha avuto un ruolo importante nella storia della famiglia Barberini e nella Roma del XVII secolo come simbolo del loro potere e prestigio, anche se nel tempo ha perso parte della sua funzione residenziale originale a causa dei cambiamenti di destinazione d’uso.

La biblioteca e sala di consultazione della Fondazione Giacomo Matteotti

Nel corso delle ristrutturazioni della Casa Grande Barberini a Roma, sono stati aggiunti o modificati alcuni elementi architettonici:

  • ampliamento della struttura originaria con acquisizione di case confinanti, che ha portato a un aumento volumetrico e alla creazione di nuovi spazi interni;
  • aggiunta di elementi decorativi barocchi come stucchi architettonici nelle sale interne e nella cappella ovale, con motivi simbolici legati alla famiglia Barberini (ad esempio le api sul soffitto ligneo);
  • interventi sul cortile e sull’atrio, che conserva colonne in granito e mostra un impianto architettonico di rilevanza storica;
  • modifiche e adattamenti interni per la funzione religiosa e curiale quando il palazzo divenne sede dei Carmelitani Scalzi;
  • adeguamenti funzionali e restauri successivi, inclusi interventi di conservazione e mantenimento della facciata, serramenti, caminetti e strutture lignee;
  • rinforzi strutturali, consolidamento delle murature e rifacimenti delle coperture con tetti a padiglione o capanna, tipici delle ristrutturazioni storiche romane;
  • inserimento di balconi, poggioli e finestre regolari con stucchi e cornici coerenti con lo stile architettonico d’epoca.

In generale, le ristrutturazioni hanno combinato il restauro conservativo di elementi storici con modifiche funzionali necessarie, preservando i caratteri architettonici originali ma apportando anche interventi di ampliamento e decorativi per adattare il palazzo alle varie destinazioni d’uso nel tempo.

L’atrio d’ingresso da Via dell’Arco del Monte